change by design


Il design (quello almeno fuori dagli studi di architettura) non riguarda come gli oggetti appaiono nella loro forma e look, ma piuttosto come funzionano. Forse è meglio dire che sono entrambi necessari e che vanno progettati con molta cura e attenzione rispetto alle necessità vere della gente.

Ecco un esempio di cosa significa design

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Come il design thinking trasforma le organizzazioni e ispira innovazioni sociali e di business


Design = utility enhanced by significance

In questo mondo basato sull’abbondanza, sulla rapidità, sulla automazione, sull’incertezza, indipendentemente dalla professione che facciamo, dobbiamo coltivare una sensibilità artistica.

Non dobbiamo essere tutti dei Dalì o dei Picasso, ma dovremmo essere tutti dei designers.

Molti intendono il design come qualcosa che ha a che fare con l’ornamento, il bello o l’arredamento e quindi unicamente legato a oggetti.

Ma se andiamo invece all’essenza del termine design, possiamo definirlo come la naturale predisposizione umana a ridefinire e modificare gli spazi e l’ambiente intorno a sé, al fine di realizzare i nostri  (bi)sogni e dare senso alle nostre vite.

E questo obiettivo lo otteniamo creando e progettando strumenti, idee, metodi, attrezzature, oggetti, processi produttivi che non solo siano utili, ma anche che siano in grado di trasmettere idee, emozioni e significati.

In termini di marketing potremmo dire che il design è lo strumento attraverso cui possiamo differenziare i nostri prodotti e servizi ed un modo molto efficace di creare nuovi mercati.

In ultima analisi: di cambiare il mondo.

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Creare futuri che ci illuminano gli occhi


enrico fisichella enrico fisichella enrico fisichella

Sono rimasto molto sorpreso quando, scartabellando tra l’archivio dei casi aziendali di successo della Harvard Business Review (bibbia del management a livello planetario), mi sono imbattuto nel caso “San Patrignano”.

Si, esattamente la comunità per il recupero dei tossicodipendenti fondata da Vincenzo Muccioli alla fine degli anni settanta.

Ma che ci “azzecca” una comunità di recupero portata come esempio di successo aziendale? Al più se ne dovrebbe occupare qualche rivista medica, oppure qualche politico a cui è rimasta un pò di coscienza pubblica, che è interessato a sostenere progetti sociali da promuovere sul proprio territorio.

Invece è una famosa rivista di management americana che si interessa al modello “San Patrignano” come esempio di efficienza economica e di virtuosismo manageriale.

Leggendo il caso aziendale (rigorosamente in inglese) ho scoperto perchè:

1- San Patrignano è stata fondata da Vincenzo Muccioli, un assicuratore di Rimini che di approccio medico alla tossicodipendenza non aveva mai nemmeno sentito parlare: come si dice era tabula rasa sull’argomento

2- La comunità ad oggi ospita più di 2.000 persone (numeri da multinazionale)

3- La comunità di San Patrignano ha un tasso di riabilitazione del 72% senza l’apporto di metadone e di terapeuti, mentre le terapie riabilitative “classiche” che ricorrono al metadone con un approccio medico-terapeutico esclusivo, hanno un tasso di riabilitazione del 50%

4- Il costo annuale a persona a San Patrignano è di 10.000 euro, mentre nelle strutture messe a disposizione dello stato (ospedali, infermieri a domicilio, medici, ecc.) la spesa è di 20.000 a persona per anno, con un costo in parte coperto dal paziente stesso.

5- A San Patrignano gli “ospiti” producono: vino, olio, salumi e formaggi, oggetti di arredamento, oggetti per la regalistica, coltivano diversi tipi di ortaggi, ma sviluppano anche attività grafiche, organizzano corsi di ippica e manifestazioni sportive, producono biciclette e hanno anche un ottimo ristorante che si chiama VITE come la pianta che riveste le colline di San Patrignano.

Il tutto non per l’autoconsumo, ma la merce prodotta viene venduta con successo attraverso diversi canali.

Vincenzo Muccioli morì improvvisamente nel 1995, lasciando la comunità ad Andrea, il figlio trentunenne di professione avvocato, che in una intervista descrivendo il padre riporta un discorso fatto dallo stesso che bene esprime l’ idea del fondatore della comunità:

” Io non sono qui per liberare i tossicodipendenti dalla droga.

Al cuore di questo dramma non ci sono più l’hashish, nè la cocaina, l’eroina o l’ecstasy, non ci sono nemmeno le crisi di astinenza, ma solo una persona che rischia di essere fagocitata dalle sue paure e dal vuoto che ha dentro.

Ecco perchè non mi piace dire, o sentire altri dire, che siamo una comunità per tossicodipendenti.

Siamo una COMUNITA’ DI VITA, dove le persone cominciano a rivivere dopo anni trascorsi ai margini della società.

Bhe, se proprio vogliamo trovare una definizione, San Patrignano è una comunità contro l’esclusione.”

La prima cosa eccezionale che si può trovare in questa storia è il grado di insolita empatia tollerante e motivazione coraggiosa, che fin dal principio, Muccioli dimostrò nei confronti dei giovani che vedeva per le strade di Rimini.

Quasi tutti gli altri che vedevano le stesse persone, sceglievano semplicemente di disapprovarle e passare oltre.

Pochi altri provavano ad avvicinarli, ma si lasciavano scoraggiare da una brusca accoglienza iniziale oppure se ne andavano dopo aver dato qualche aiuto materiale, una parola di sostegno o una bella romanzina.

Muccioli no, li invitava a casa sua e ascoltava e dava da mangiare insieme a sua moglie Antonietta, ma soprattutto dava affetto, calore umano, empatia. Quello che mancava a quei giovani era soprattutto una famiglia che li sostenesse.

Muccioli era non solo un padre buono, ma un ottimo manager: pretendeva dai suoi ospiti il rispetto di alcune regole fondamentali e si attendeva dei precisi risultati che i suoi ospiti dovevano raggiungere.

Queste come molte altre storie dello stesso tenore indicano che i grandi creatori di futuro vivono in prima persona le esperienze dei loro possibili “clienti” futuri e riescono ad osservare il mondo attraverso i loro occhi, molto prima di fare i loro sogni rivoluzionari.

A proposito: andate a mangiare a VITE, si sta benissimo ed è una grande esperienza di….VITA!!

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Una risposta a change by design

  1. carla giansiracusa ha detto:

    Bene, se officinascompenso è una bella idea, questo tuo personale blog è assolutamente splendido.
    Ed è straordinario quello che scrivi di S. Patrignano e di tutte le altre cose che riguardano il vivere quotidiano affranto dalla ferocia della corsa contro il tempo.
    La creazione manuale è qualcosa che personalmente amo e a cui mi dedico spesso ed è certamente come la cucina una cosa molto soddisfacente.
    Bravo Enrico: i miei più sinceri apprezzamenti!

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