Where are we now?


BARCA SOLITARIA SCILLA (1 di 1)

Dove sono adesso? è una domanda interessante da diversi punti di vista, che da un po’ di tempo a questa parte mi faccio spesso, non solo quando viaggio, o che faccio ad altri.

Forse molto meglio fare ad una persona cara, che non si sente da parecchio tempo, la domanda dove sei adesso? piuttosto che la trita e ritrita e per nulla realmente interessata: come stai?

Il “dove sei adesso?” ci da tante informazioni sulla persona, o su noi stessi se ce la facciamo, di tanto in tanto.

Noi siamo quello che siamo e ci sentiamo come ci sentiamo in relazione a tutto ciò che ci circonda in termini spaziali: persone, luoghi, cose, case, panorami, urla, sorrisi, cieli, mare, colline, colori, odori.

E per comprendere come lo spazio che ci circonda ci definisce e definisce i nostri umori e sentimenti, immaginiamo per un attimo cosa ci succede quando dopo un lungo viaggio in aereo siamo catapultati in un luogo a noi completamente estraneo, in cui i nostri usuali punti di riferimento sono scomparsi del tutto: altri colori, altri cieli, altre tipologie di architetture, odori sconosciuti, persone con facce e fisionomie mai viste.

Il senso di straniamento che ci pervade per i primi momenti e forse per qualche giorno.

Poi passa abbastanza rapidamente perché sappiamo che torneremo presto ai nostri luoghi di origine dove abbiamo le nostre cose e le nostre case e le persone che fanno parte del nostro abituale spazio quotidiano: amici, colleghi, parenti, figli, compagne.

Non è molto importante il “come stai? “ E’ molto, ma molto più rilevante il “dove sei adesso?”

David Bowie, pochi mesi prima di morire (gennaio 2016) ha composto una canzone con il titolo: where are we now?

L’ho ascoltata ad un festival della musica a Cortona e ne sono rimasto colpito. Non sapevo che Bowie  non solo fosse cantante e cantautore, ma anche attore e pittore, con una personalità poliedrica e sensibilità magnifica che probabilmente gli ha fatto sentire vicina la fine e lo ha spinto a scrivere questa canzone che suggerisco di ascoltare con attenzione.

Bowie nella sua canzone fa riferimento proprio a quello straniamento che si percepisce quando si sa che a breve si percorreranno strade sconosciute di mondi altrove.

E per un attimo, con un salto quantico, il mio pensiero va a Ellis Island il luogo dove dalla fine del 1800 e per tanti anni sbarcano i nostri nonni e bisnonni che andavano in un altro continente  per cercare per se e per i propri figli un mondo migliore.

Ho visitato quei luoghi, ho visto i brogliacci originali dove venivano registrati i loro dati prima di essere ammessi ad entrare in America.

Ho visto il luogo dove sono stati raccolti gli effetti personali: scarpe, vestiti, bracciali e fedi di quelli che, sapendo che non avevano i requisiti per passare i controlli, si gettavano dalla nave che era ferma in rada, aspettando di entrare nel  porto di Ellis Island.

Dovevano percorrere circa 700 metri nelle acque gelide, in genere di notte per non essere visti, per raggiungere la costa e da li entrare clandestinamente.

Molti non ce la facevano e morivano.

Mi immagino quelli che invece riuscivano ed entravano in un mondo completamente diverso senza nessun punto di riferimento e non conoscendo che sarebbe stato di loro, che futuro gli sarebbe toccato e se ce l’avrebbero fatta a dare sostentamento alla famiglia che si erano portati con loro dal paese.

Penso che la domanda che si ponevano era: dove siamo adesso? e non certo come sto?

Come sto adesso? è invece la domanda che ci facciamo noi adesso, in ogni momento della giornata per capire se abbiamo quello che riteniamo indispensabile per il nostro conforto, se le sensazioni che abbiamo sono di serenità o siamo di malumore. Siamo rivolti verso il nostro interno, attenti a noi stessi e a come ci sentiamo minuto per minuto, ossessivamente.

Abbandoniamo la percezione invece del “dove siamo adesso” che a forza ci metterebbe in relazione alle cose, alle persone e ai fatti che ci circondano nello spazio a noi prossimo.

Quest’anno più di 1.600 bambini sono morti nelle acque del  mare vicinissimo casa nostra, portati, da terre lontane, da padri e madri che cercavano per loro un mondo migliore.

Esattamente come i nostri nonni sbarcati agli inizi del secolo scorso ad Ellis Island.

E noi dove siamo adesso?

E noi dove siamo mentre questi esseri umani arrivano a Lampedusa, la nostra Ellis Island, e affamati e stremati ci chiedono di aiutarli a dare un futuro ai loro figli ?

Noi siamo a chiederci: COME STO ADESSO? COME MI SENTO?

Perfetto.

E’ tutto perfetto così.

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