Le donne sono donne sin da piccole


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Le donne sono donne sin da piccole.

Nascono donne.

Gli uomini no, ed alcuni non lo diventano mai.

Sempre pericoloso fare generalizzazioni. Usare la nostra limitata esperienza con pochi casi sperimentati e definire sulla base di questi caratteristiche comuni a tutti o ad un genere, risulta spesso falso e fuorviante.

Fissiamo nella nostra memoria, in maniera indelebile, una brutta o sgradevole esperienza con qualcuno e quel qualcuno diventa il rappresentante di una categoria, da quel momento in poi da guardare con sospetto e da assoggettare a stretto e continuo controllo.

Noi questo facciamo ogni giorno: usiamo la nostra esperienza, anche se molto limitata ed estraiamo regole generali; facciamo analogie con situazioni che ci appaiono simili ma che invece ad una riflessione più approfondita tali non sono.

A proposito di donne, adesso che qualche lustro è passato ed anche se, come abbiamo detto, analogie e generalizzazioni non sono sempre valide, mi sento di fare qualche osservazione basata sulla mia vita con loro, le donne dico, sia nell’ambito del lavoro, sia legate ai miei ricordi di bambino cresciuto in una famiglia in cui le donne prevalevano in numero………e non solo.

In casa, fino all’età di 11 anni, prima dell’arrivo dell’ultimo nato dei fratelli Fisichella, eravamo solo io e mio padre rappresentanti della categoria maschi.

Subivamo nettamente la minoranza, due maschi  contro loro, le donne, ben quattro: mia mamma, mia sorella, mia nonna paterna che viveva stabilmente con noi e una tata anche lei parte indissolubile di questa famiglia declinata decisamente al femminile.

A questo ampio gineceo, come se non bastasse, si aggiungeva con regolarità spaventosa, ogni estate  che io mi ricordi, per almeno tre mesi l’anno, una anziana zia di mio padre, vedova, ma arzilla e con una verve da paura.

Ogni anno, alle prime avvisaglie di tempo estivo, in pratica subito appena finita la scuola, la zia si presentava a casa con valige e piglio militaresco per rimanerci fino a settembre, giusto in tempo per raccomandare a noi bambini, per il nuovo anno scolastico, di studiare e guadagnare ottimi voti che  l’anno successivo si sarebbe premurata di controllare una volta tornata per le sue immancabili vacanze siciliane, precisa come un orologio svizzero, come sempre a casa nostra, naturalmente.

Ma nonostante qualche rimprovero di troppo subito, ho un ricordo bello della zia e bellissimo di mia nonna.

Se qualcosa oggi ne so in tema di cucina, nel senso che ho una certa sensibilità nel mettere d’accordo gli ingredienti per fare un buon piatto di pasta, o un secondo decente, lo devo soprattutto alle mattinate estive che spesso passavo con loro, la zia e la nonna, guardandole armeggiare in cucina con una abilità ed un amore che non posso dimenticare, assieme ai profumi inebrianti dei piatti che preparavano.

Mia nonna Eleonora e mia zia Lina, erano fantastiche non solo in cucina; portavano sempre con loro una saggezza antica, erano senza dubbio il punto di riferimento per ogni problema pratico si verificasse in famiglia.

Oggi, che loro due  sono andate via ormai da un pezzo, mi viene voglia di analizzare e scoprire, distillandole, quali fossero le regole che adottavano nella vita di tutti i giorni.

Penso di poterle riassumere nelle tre seguenti:

1- non avere paura di nessuno (forse perché erano sopravvissute a due guerre) e non barattare mai le possibilità di felicità per qualche scampolo di sicurezza

2- possedere, e sviluppare continuamente, un rilevatore di cazzate estremamente sofisticato. Che io mi ricordi , per esempio, non le ho mai sentite abbandonarsi alla malinconia da rimpianto, tipica (cazzata) invece degli anziani ormai un po’ rincoglioniti, coscienti come erano, le due, che nessun passato, anche il più felice che sia capitato, può mai rasserenare il futuro.

3- coltivare un lato del loro carattere molto tenero e sensibile e renderlo spesso visibile e disponibile agli altri (quando ero bambino se mi succedeva qualcosa era mia nonna la sola capace di confortarmi)

Se adesso ripenso ad alcune più o meno recenti esperienze che ho avuto nel lavoro, accanto a donne nell’ambito della mia professione (marketing e comunicazione) e analizzo a posteriori le mie colleghe che più di tutte rappresentavano un punto di riferimento in azienda, al di là della loro posizione gerarchica , queste erano proprio coloro che nelle attività lavorative quotidiane mettevano in atto, in una maniera o nell’altra, le tre regole di cui sopra.

Semplificare, ne sono cosciente, può essere fuorviante e riferirsi a regole di comportamento che dovrebbero produrre vite felici e di successo è sicuramente illusorio ed ingenuo, però, detto questo, forse qualcosa di buono nelle regole di nonna e zia c’è.

Magari perché non provare a scrollarsi di dosso le false categorie che la società di oggi impone, soprattutto alle donne, legate a perfezione e durezza mascolina: sempre belle e senza rughe, sempre in ordine, sempre assertive e aggressive a lavoro, sempre super efficienti ed intransigenti in famiglia, sempre alla rincorsa di un modello maschile legato a: soldi, ville mega e auto superSUV, comprensivo oggigiorno anche di: cervello in pantofole, paure cosmiche e assenza di capacità di sopportare le difficoltà senza immergersi in una consolatoria, lunga e profonda tristezza e depressione, con inevitabile abbonamento annuale a sedute settimanali dallo psicologo.

Se poi si lamentano, le donne, che i maschi sono tutti inaffidabili e cazzoni, è perché, a volte, talmente si sforzano di rassomigliare a loro, ai maschi, che finiscono irrimediabilmente per identificarsi con loro e non sanno più riconoscere e scegliere invece gli uomini, hanno perso la capacità di saper quale è il grano e quale la zizzania.

Non sanno più far funzionare il rilevatore di cazzate e di cazzoni che avevo visto utilizzare egregiamente da nonna Eleonora e dalla zia Lina in tante occasioni.

Se recuperassero le regole di nonna Eleonora potrebbero addirittura compiere, penso, un immenso servizio alla nostra comunità umana: accelerare il processo di evoluzione dei maschi (troppi) in uomini (troppo pochi).

Esempi di maschi mai diventati uomini?

Solo alcuni, quelli più distruttivi, quelli che scardinano qualsiasi possibilità di vivere una vita serena assieme di un uomo con una donna:

-pseudo-padri, assenti e/o latitanti

-maschi, violenti e/o violentatori

-drogati da lavoro

-separati e divorziati che divorziano non solo dalla moglie, ma anche dalle proprie responsabilità nei confronti dei figli

-ominicchi, quaquaraquà e leccaculi di tutti i tipi.

Nelle foto una bambina indonesiana mentre posa per un ritratto fatto in strada, in piazza Navona.

Senza nessuna indicazione da parte della madre (alla quale ho chiesto il permesso di fotografare la figlia) e del ritrattista (disegnatore di grande bravura di origini argentine), la dolcissima bambina, in maniera assolutamente naturale, mostrava con piglio sicuro le diverse sfaccettature tipiche di una donna.

E’ vero: le donne sono donne sin da piccole!

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