Forse lo so, ho capito.


Cosa è l’avventura? L’abbandono inerme alle potenze e ai capricci del mondo, che possono colmarci di doni e annientarci nel giro di un unico rovescio. (Ian McEwan)

Niente resilienza per favore, non conta nulla. Solo dynamis: la forza che libera e non ci chiude, ci lascia aperti a infinite opportunità e a infiniti rischi.

“Dein exienai” bisogna uscire: lo diceva Milziade agli ateniesi incitandoli ad andare fuori dalle mura della città per affrontare il nemico (i persiani di Dario) immensamente sovrastante in termini di uomini, non aspettandolo dentro le mura: lì avrebbero fatto la fine delle altre città greche che erano state distrutte dall’impero persiano, con gli uomini ridotti a schiavi e le donne e i bambini uccisi. Così gli ateniesi sconfissero Dario il re dei persiani: fuori dalle loro mura.

Sarebbe bello dare ancora l’occasione ai nostri bambini di poter giocare e ballare assieme fuori, nelle strade. Per assicurare loro questo, noi dobbiamo uscire, andare fuori le mura, per riprenderci quello che ci hanno rubato o a cui abbiamo volontariamente rinunciato.

Primo: aprirsi alla varietà del mondo.

Secondo: uscire dalla unica dinamica che ormai conosciamo e utilizziamo sempre: la competizione forsennata derivante da una idea bacata di rapporto con gli altri.

Terzo: limare il nostro cervello con quello degli altri, sempre in ogni occasione con pazienza, come fosse un libro da cui imparare, non una semplice occasione per prevalere e utilizzare gli altri.

Quarto: chiamare le cose con il loro nome. Un conflitto è un conflitto e una guerra è una guerra, smettiamola di pararci il culo con la SOLIDARIETA’ e smettiamo, con la nostra solidarietà, di prendere per il culo gli altri e noi stessi. La solidarietà che pratichiamo è in sostanza una forma di viltà che lascia l’altro lì dove è, con un pugno di farina in mano e le armi da noi donate per difendersi, ma non costruiamo nessuna relazione con loro che ci avvicini realmente come essere umani a prenderci cura l’un l’altro.

Quinto: esistono realtà che sfuggono alle nostre misurazioni. Finiamola con questa ossessione per i dati e i numeri. Scomponiamo sistemi complessi, come il nostro corpo, in scatole separate (dia-gnosi) e cerchiamo di proporre soluzioni guardando dentro la singola scatola. Ma il mondo, il nostro corpo, la natura non possono essere comprese così. Ci perdiamo proprio la comprensione, sbandierando come imbecilli i supposti successi della tecnologia numerica: questa lasciamola per portare un razzo su Marte.

Capiremmo di più danzando come fanno i bambini del video: non c’è bisogno di tecnologia per vivere degnamente, solo di avventura!

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