C’era una volta……… Pazienti che condividono le loro storie e migliorano la propria salute


…..” Voi dottori siete stati fantastici, avete risposto a tutte le mie domande, ma quello di cui avevo veramente bisogno era ascoltare le storie raccontate da persone come me su come avevano vissuto il trapianto prima e dopo l’operazione!!”

Questo è quello che ha detto un uomo di 60 anni che doveva sottoporsi ad un trapianto di fegato ed era angosciato dal dubbio di essere abbastanza forte da poter sopportare, sia fisicamente che mentalmente lo stress di un trapianto ad alto rischio.

Lui aveva letto tutto ciò che era riuscito a trovare in letteratura sulle procedure di trapianto, sui possibili rischi e sul post-operatorio. Si era sottoposto ad un preciso programma di esercizi fisici per prepararsi nel modo migliore ai rigori dell’operazione che lo attendeva.

Ma solo quando ebbe l’occasione di confrontarsi con le storie di altri pazienti che avevano subito lo stesso tipo di operazione ed ascoltando dalla loro voce gli stati emotivi, fisici e il tipo di dolore che avevano sopportato, solo allora si sentì pronto ad affrontare l’operazione e l’impegnativo percorso post-operatorio.

La forma più antica di comunicazione che gli uomini conoscono dalla notte dei tempi è il racconto. Ci sono state civiltà che non hanno conosciuto la ruota, ma nessuna che non abbia conosciuto le storie.

I racconti sono la base attraverso cui noi comunichiamo, interpretiamo le nostre esperienze e incorporiamo le nuove informazioni e conoscenze nella nostra vita.

Le storie sono tipiche del genere umano. Noi impariamo tramite le storie e noi usiamo queste per dare un senso alle nostre vite.

Era intuitivo pensare, come naturale estensione, che potevamo usare le storie anche per migliorare i percorsi per una buona salute.

Adesso questa intuizione è stata addirittura provata attraverso uno studio scientifico (pubblicato su Annals of Internal Medicine) condotto in un ospedale americano da alcuni medici ricercatori che hanno sottoposto ad un test circa 300 pazienti affetti da ipertensione.

Il risultato, dimostrato statisticamente, è stato che il gruppo di pazienti che avevano ascoltato nel corso dei 9 mesi (periodo in cui sono stati tenuti sotto controllo) i racconti di esperienze di pazienti con la loro stessa patologia (venivano inviati periodicamente dei dvd con brevi filmati in cui uomini e donne raccontavano liberamente), riuscivano meglio a tenere sotto controllo la pressione sanguigna e seguivano più scrupolosamente l’assunzione delle medicine prescritte.

In effetti bisogna considerare che l’ipertensione è, in genere, una patologia da cui non si guarisce e che necessita di una cura natural durante e un cambiamento nello stile di vita e alimentare.

Ascoltare le storie degli altri sulle medesime esperienze, permette di abbassare le difese che in genere tutti alziamo quando siamo spinti a cambiare abitudini e comportamenti quotidiani.

Raccontare storie è quindi uno metodo molto più potente per convincere le persone sui cambiamenti o a condividere nuove idee, che non la dimostrazione razionale o per argomenti.

In qualsiasi campo, dalla medicina al business e alla politica o nelle relazioni personali, non c’è nessun altra forma di comunicazione che ha la forza e i vantaggi di una buona storia: vera, umana, breve, interessante, emozionante, facile da esporre e soprattutto da ricordare.

Mi permetto a questo punto di riportare brevemente una mia esperienza professionale di cui ho accennato in un precedente post di questo blog.

L’idea da cui siamo partiti è che anche  per i medici, essendo persone, ha la stessa importanza il raccontare e condividere storie per migliorare le loro competenze nel gestire i propri pazienti e le loro patologie.

Stiamo sperimentando tutto questo mettendo a disposizione di anestesisti-rianimatori un ambiente web per condividere le loro esperienze vere e quotidiane di pratica clinica, vissuta nei reparti di terapia intensiva dove arrivano persone ad un passo dalla morte e che solo la maestria, la pratica e la conoscenza condivisa, aperta, spontanea di questi professionisti della rianimazione permettono di ridare vita e speranze di vita.

Concludo con un altro esempio (di casi ne ho da citare tantissimi e chi è interessato può farmene richiesta alla mia email: http://www.enrico_fisichella@yahoo.it oppure su questo blog).

In questo caso si tratta di una azienda vitivinicola delle Langhe che affida il suo sito direttamente a due artisti (non a esperti informatici!!!!!!): un fotografo, Davide Dutto e uno scrittore, Michele Marziani, che così descrive il territorio in cui l’azienda opera:

” Il colore è un lampo di luce e muta con la stagione, ora è nebbia, ora è rosso al tramonto, ora giallo di viti d’autunno, ora scuro, bluastro, polposo, come l’uva Nebbiolo. Anche un bicchiere di Barolo è un lampo che cambia colore col tempo. E’ un signore elegante, ma schivo, si conosce pian piano, bisogna entrare in confidenza per poterlo capire ed apprezzare: Così sono le Langhe, porzione di Piemonte a nord ovest dell’Italia, territorio del vino per eccellenza. Qui, in 11 piccoli comuni nasce il Barolo, il più importante vino del Piemonte, forse d’Italia, tra i primi nel mondo.”

Inutile dire che dopo aver fatto viaggiare il lettore con l’immaginazione e il desiderio, il testo si chiude con un altro lampo di luce.

Dimenticavo, a beneficio di coloro i quali sono fortemente orientati al profitto e sono scettici, di dire che l’azienda, a conduzione prevalentemente familiare, ha un ottimo successo anche nei mercati esteri, non è grande e investe molto poco in operazioni di marketing classico.

C’era una volta……….!!!!!

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