Ore giapponesi


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A volte si parte per una destinazione con la voglia di scoprire, immaginando che al ritorno si possano portare indietro ricordi chiari, sensazioni nette su ciò che si è visto e su quello che  è capitato nel corso del viaggio.

E  a volte proprio questo non capita, anzi a Vincenzo capitò esattamente l’opposto: non sapeva dire cosa aveva visto se non con sintetiche espressioni del tipo: bello, interessante, curioso, ecc..

Amici, colleghi, parenti domandavano per conoscere di più su quel paese lontano e un pò esotico che lui aveva visitato in un viaggio con il figlio, ma lui rimaneva un pò inebetito di fronte alla loro legittima curiosità: non sapeva bene cosa rispondere, aveva le idee confuse, mille immagini  si affastellavano nella sua testa, ingarbugliavano i suoi pensieri e le parole uscivano dalla sua bocca banali e un pò insulse.

Alcune trasformazioni sono trasformazioni lentissime e silenziose e per questo non si percepiscono se non nel momento in cui producono eventi ed impatti sulla nostra vita così rilevanti che rimaniamo attoniti domandandoci come è possibile che siano avvenuti così all’improvviso.

Nella realtà si preparavano, quegli eventi, da lungo tempo, solo che Vincenzo non se ne accorgeva perché i deboli segnali si mescolavano nella prassi con le sue abitudini quotidiane, nascondendoli alla sua vista con abilità da giocoliere.

Dei nostri giorni davvero importanti, di quelli che cambiano il nostro destino, di quelli che precedono una rivoluzione, non resta quasi mai una traccia. Talmente grande è la scossa che dimentichiamo gli avvenimenti che hanno preceduto quei giorni fatali e non sappiamo ricostruire fatti, avvenimenti, persone che ci hanno condotto, quasi a nostra insaputa, sino a lì.

Quel viaggio a Vincenzo aveva sconvolto il normale procedere della sua vita ed il modo di vedere il mondo, ma non sapeva né raccontare, né ricostruire cosa esattamente fosse avvenuto.

Solo di una cosa era certo: tutto non sarebbe più stato come prima.

Vincenzo si ritrovava adesso dopo il viaggio in Giappone con dubbi, tanti, ed una sola certezza: che il dubbio è più affascinante della certezza perchè il dubbio ci riguarda, è una domanda rivolta a noi, dunque rivela qualcosa di noi a noi stessi e ci permette di investigare l’ignoto.

E’ un viaggio di quelli che trasformano, non sai bene come e non ne sai il risultato finale: il viaggio, in questo caso, non ha una destinazione certa.

Questi erano i pensieri e le sensazioni che Vincenzo aveva provato subito dopo aver poggiato  piede a casa di ritorno dal viaggio in Giappone.

Di lui dopo quel viaggio ci si poteva chiedere, a ragione, se era un imbecille o un genio senza sapere quale fosse la risposta giusta: e questo aveva un certo fascino ai suoi occhi.

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