Quidam


A nameless passer-by, alone in a crowd, in a society that has become too impersonal

Personalizzare.  Personalizzazione di massa. Progettare prodotti e servizi che si adattino alle esigenze dei singoli o a gruppi molto ristretti di clienti con esigenze specifiche.

E’ questo il “must” che i guru del marketing prescrivono come una medicina indispensabile per avere un po’ di attenzione da parte del cliente subissato da una offerta che è dilagante, immensa, dove i cloni e i prodotti simili sono la norma. E allora come differenziarsi, in questo mare affollato, come rendersi visibili?

Il paradosso è che, mentre le aziende tentano di personalizzare i prodotti, la società diventa sempre più impersonale. Il lavoro nelle aziende è reso impersonale da un management attento ai bonus e ai profitti di breve termine. In politica, niente più forti personalità, ma solo una melassa di artisti del conformismo e del populismo, attenti a parlare con argomenti che possano essere accettati dalla maggior parte della gente che poi dovrebbe votarli. Discorsi che devono accontentare la “media” delle persone.

A scuola guai a uscire dalla normalità e dalla media: ascoltare il prof che assonnato e stufo ripete come disco rotto e senza anima la solita lezione…..e veloce che poi c’è l’interrogazione!! Spazio a creatività, al pensiero divergente, alla espressione delle proprie idee non convergenti con il pensiero medio: assolutamente vietato.

E allora diventiamo “quidam“.  Quidam, voce latina traducibile con “un certo,  che si adopera per designare una persona di cui non si vuole dire il nome o che non vuol dire il suo nome. O il cui nome non si conosce.

Quidam diventano gli impiegati di una azienda che gestisce “risorse umane” non persone.

Quidam diventano i prodotti, nonostante il paradossale investimento effettuato in pubblicità che la gente è stufa di vedere, ascoltare in ogni luogo e in tutte le occasioni.

Quidam diventano anche quelli a cui, per mettere la nostra coscienza in pace, facciamo della carità a distanza: mandiamo cioè qualche denaro, pagando con carta di credito, ad una Ong che si incarica di spedire i nostri soldini in qualche paese dell’ Africa.

Quidam sono i nostri vicini di casa, ma anche chi incontriamo sui social network (Facebook) che sono quidam non perchè non conosciamo il loro nome ma perchè proprio non conosciamo chi sono veramente, visto che con loro condividiamo al massimo un video di Youtube.

Quidam è il titolo dell’ultimo spettacolo del Cirque du Soleil.  Chi lo conosce sa che non si tratta di un circo nel senso classico del termine, con leoni e foche ammaestrate. E’ un bellissimo spettacolo teatrale che del circo conserva la poesia e l’abilità funambolica dei suoi artisti.

Le Cirque du Soleil è un esempio fantastico dell’ idea, controintuitiva, che è possibile smettere di competere ed avere successo proprio per questo.

Ci ripetono che un’ azienda deve affidare alla competizione, la possibilità di trovare un posto nel mercato globale: chi non compete è morto!!

E se la smettessimo, invece, di impegnare enormi quantità di denaro e tempo e intelligenze per competere e tentassimo di smetterla di produrre prodotti e servizi che copiano quelli esistenti?

Le Cirque du Soleil, era l’ennesimo circo che doveva sopravvivere in un mercato in crisi: i papà non portano più i bambini al circo!

Che fare? Abbassare i prezzi? Inserire più spettacoli su più piste? Aggiungere straordinari artisti? Far fare le capriole a 10 elefanti?

Tutte strade già tentate da altri, con risultati disastrosi.

La risposta? Andate a vedere uno spettacolo del Cirque du Soleil. Capirete. A proposito è sempre tutto esaurito; gli spettacoli sono in tutto il mondo, ed il prezzo che bisogna pagare per assistere ad uno spettacolo è nettamente superiore a quello del miglior circo classico.

Eppure ha un successo straordinario.

Potenza della personalizzazione: quella vera però.

 

 


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giorni speciali: auguri! (sigh!!!!!!)


 

E’ tradizione dura a morire quella di fare auguri a tappeto per Natale e Capodanno.

Se devo essere sincero sono un po’ stufo. Stufo soprattuto di quegli auguri fatti da gente che si nota lontano 1 miglio che non gliene può fregare un bel niente di te e di quello che ti succederà l’anno prossimo. Ma siccome siamo tutti “ben educati” a questo tipo di auguri rispondiamo con un sorriso, ricambiando.

Evviva!!!!

Riporto qui, per tutti quelli che mi seguono in questo blog, una meditazione che rappresenta un augurio, ma in questo caso solo per un giorno (basterebbe già quello).

Non è mia la meditazione ma di Papa Giovanni. Mi piace perchè è semplice, è praticabile e credo utile un po’ a tutti. Eccola.

Solo per oggi crederò fermamente, nonostante le apparenze contrarie, che la Provvidenza di Dio si occupi di me come se nessun altro esistesse al mondo.
Solo per oggi avrò cura del mio aspetto: non alzerò la voce, sarò cortese nei modi, non criticherò nessuno, non pretenderò di migliorare nessuno tranne me stesso.
Solo per oggi sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.
Solo per oggi mi adatterò alle circostanze senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri.
Solo per oggi dedicherò dieci minuti del mio tempo a qualche buona lettura, ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo, così la buona lettura alla vita dell’anima.
Solo per oggi compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.
Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò a puntino ma lo farò e mi guarderò da due malanni: la fretta e l’indecisione.
Solo per oggi non avrò timori. Non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere alla bontà.
Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterei se pensassi di doverlo fare per tutta la vita.

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semplici funanboli


enrico fisichella enrico fisichella

Dobbiamo cambiare qualcosa: più di qualcosa. Se rimango ad ascoltare, i miei amici, i colleghi,  sento spesso disagio, angoscia, tristezza, voglia di non andare in ufficio, problemi a pagare le tasse, problemi con il capo che non ci valorizza, problemi con il fatturato e i clienti che non pagano e dei soldi che non bastano più.

Appunto:basta, non se ne può più, che vada tutto al diavolo!!!

Qualcuno ci ha messo a forza  su un filo d’acciaio a 300 metri d’altezza e degli imbecilli stanno giù sulla strada con il naso all’insù per vedere l’attimo in cui perdiamo l’equilibrio e cadiamo. Prima di cadere, possiamo però forse fare qualcosa.

E se facessimo invece LA SCELTA noi di camminare sul filo come funamboli? In questo caso nessuno ci ha costretto: noi abbiamo deciso di stare lassù in equilibrio instabile, si pazzi incoscienti a 300 metri d’altezza. Meglio emozioni in più che emozioni in meno. Meglio sopportare disagi, rischi, incertezza che essere schiavi del volere altrui. Se cado, cado da uomo e non da quaquaraqua. Meglio percorrere strade difficili, incerte perchè nuove, anzichè vegetare per terra aspettando la fine.

Alle aziende fa paura cambiare, così come alle persone. Parlano tanto di innovazione, ma quando devono progettare un nuovo percorso se la fanno addosso!! Per innovare non c’è bisogno di investimenti elevati, si può innovare anche a costo zero o quasi. Una innovazione per esempio che costa pochissimo è quella che ha come fine specifico la SEMPLIFICAZIONE.

Semplicità=Serenità=Vita migliore

In genere fanno esattamente il contrario: se ci vogliono vendere qualcosa ci dicono che è “nuova e migliorata”, dove migliorata significa semplicemente: con più cose. Eppure stentano a capire che le persone non si limitano a comprare, ma amano; e amano soprattutto i progetti e/o gli oggetti che rendono loro la vita più semplice.

Non sono certo un fautore del semplicismo, anzi sono uno a cui piace studiare la teoria della complessità, che è il nuovo filone di studi della fisica, della biologia, della matematica. La caccia alle vie più semplici ed efficaci per far progredire una azienda o le nostre vite è uno dei miei obiettivi per i prossimi anni. Senza fare il saggio a tutti i costi, senza ricette preconfezionate, ma con la leggerezza di un semplice funambolo, che rischiando fa divertire gli altri e li fa stare con il naso all’insù.

….ecco cosa scrive un funambolo professionista: Philip Petit.

“…quello che faccio non ha nulla a che vedere con il corpo.

Passione, intuizione, ricerca della perfezione, tenacia, amore per qualcosa: tutto questo è frutto della mente.

Per camminare su una corda tesa si ha certamente bisogno del corpo, ma prima di tutto è necessario generare una sorpredente energia di solidità e di fede: bisogna credere. Quando sono sulla fune, quando, dopo aver afferrato la mia asta da equilibrista, sono pronto a partire, devo sapere in anticipo, prima di fare il primo passo, che arriverò dall’altra parte. Se non lo sapessi, fuggirei via perchè sarebbe terrificante.

Questa è fede.

Forse è una fede religiosa: di certo ha a che fare con la mente. La mia filosofia è di avere un’idea, un progetto, impegnare la mia mente in qualcosa e poi coinvolgere il corpo, tirandolo per una manica.

Il corpo seguirà la mente.

Certo, per fare le sue famose dodici piroette Baryshnikov* ha bisogno di dodici anni di lavoro, ma è solo un dettaglio.

La cosa importante è la mente.”.

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Sogni !!


Ho appena terminato di leggere un libro con un titolo che è tutto un programma: “ADESSO BASTA” in cui l’autore racconta la sua scelta coraggiosa di abbandonare uno strapagato lavoro da manager a Milano e di sostituire agli happy hour, i meeting, le riunione interminabili, i blackberry un molto più modesto casolare nelle campagne liguri, vivendo con poco denaro, ma libero.

Libero di riappropriarsi del proprio tempo, felice della libertà di non sottostare alle leggi perverse del lavorare per comprare cose di cui non abbiamo bisogno, che non ci rendono felici, che ci costringono a lavorare di più per poterne comprare ancora; cose che acquistiamo per impressionare gente che non ci vuole bene. Topi in gabbia, con il televisore che ci fornisce i modelli “normali” e pazzo chi tenta di non accettare il modello.

Il libro sta ottenendo un grande successo, evidentemente molti sentono una gran voglia di evadere.

Ma è una scelta che non può essere impulsiva, che ha a che fare molto con un sogno. Non nell’accezione che danno molti a questo termine: qualcosa di lontano e irrealizzabile che si fa solo la notte dormendo.

Il sogno, quello vero, è invece una passione, una malattia, da cui si guarisce solo realizzandolo. Questo rappresenta l’unico motivo perchè dopo milioni di anni di selezione naturale io debba stare qui, in questo mondo assieme a miliardi di altri, ripercorrendo come Sisifo infinite volte la stessa salita con fatica e, sembra, senza alcuno scopo. …..se non realizzare, appunto il mio sogno.

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